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Dura madre

Conosciuto anche come: Pachimenice

La dura madre (lat. dura mater, greco. pachymeninx) è la più esterna, spessa e resistente delle tre membrane connettivali che proteggono l’encefalo e il midollo spinale.

Essa rappresenta un sacco fibroso denso e non elastico che riveste la cavità cranica all’interno, fungendo da barriera protettiva tra le ossa e il delicato tessuto nervoso.

Eziologia e fisiopatologia

A livello del cervello, questa membrana presenta una costruzione unica a doppio strato. Lo strato esterno è molto strettamente adeso alle superfici interne delle ossa del cranio, svolgendo di fatto la funzione di periostio interno. Lo strato interno è rivolto verso il cervello. In certi punti, questi due strati si separano formando canali rigidi triangolari, i seni venosi, attraverso i quali il sangue povero di ossigeno defluisce dal cervello verso le vene giugulari del collo.

Inoltre, lo strato interno forma potenti setti (prolungamenti) che si inoltrano profondamente nelle fessure tra le parti del cervello. I più grandi tra questi sono la falce del cervello, che divide gli emisferi destro e sinistro, e il tentorio del cervelletto, che separa i lobi occipitali dalla fossa cranica posteriore. Questi setti fissano saldamente il cervello, prevenendo il suo spostamento critico durante i rapidi movimenti della testa.

Rilevanza clinica

La dura madre è riccamente innervata da rami del nervo trigemino. Il cervello stesso non ha recettori del dolore, quindi quasi ogni forte mal di testa (compresi i casi di trauma o meningite) è collegato alla tensione meccanica o irritazione chimica della dura madre.

In traumatologia, due spazi legati a questa struttura sono di importanza critica. Lo spazio tra l’osso e la dura madre (epidurale) di solito è assente, ma in caso di rottura di un’arteria, il sangue sotto pressione viene spinto in esso, separando il rivestimento dall’osso. Lo spazio sotto la dura madre (subdurale) è un’area di accumulo di sangue venoso in caso di rottura delle vene pontine nel patogenesi della formazione di ematomi subdurali. Entrambe le condizioni richiedono un intervento neurochirurgico d’urgenza.

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