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Questa condizione si sviluppa a causa di un impatto meccanico sulla testa e rappresenta una delle conseguenze più comuni della contusione cerebrale.
Normalmente lo spazio subaracnoideo è riempito da liquido cerebrospinale trasparente che circola intorno al cervello. In caso di un colpo forte, di attrito del tessuto cerebrale contro i rilievi ossei del cranio o di schiacciamento della corteccia, si verifica la rottura dei piccoli vasi sanguigni piali superficiali.
Il sangue sotto pressione entra nello spazio subaracnoideo, si mescola con il liquido cerebrospinale e si diffonde rapidamente lungo i solchi e le cisterne alla base del cervello. A differenza dell’emorragia spontanea (che si verifica a causa della rottura di un aneurisma), il tipo traumatico è sempre accompagnato da un danno meccanico primario del tessuto cerebrale stesso. I prodotti di decomposizione degli eritrociti esercitano un forte effetto irritante chimico sulle membrane cerebrali, causando un’infiammazione asettica acuta.
Il quadro clinico è caratterizzato da un mal di testa insopportabile, fotofobia e vomito ripetuto. Si sviluppa rapidamente la cosiddetta sindrome meningea, il cui principale segno è una marcata rigidità (tensione) dei muscoli occipitali; il paziente non riesce fisicamente a piegare il mento verso il petto.
Questa condizione non richiede la rimozione chirurgica del sangue stesso, poiché è distribuito in uno strato sottile su tutto il cervello. Tuttavia, è pericolosa per le gravi complicanze ritardate. I coaguli di sangue possono ostruire i percorsi di deflusso del liquido cerebrospinale, causando l’idrocefalo post-traumatico (idropisia cerebrale). Inoltre, l’azione chimica del sangue sulle grandi arterie alla base del cervello spesso provoca il loro spasmo persistente (vasospasmo), che porta a un ictus ischemico secondario alcuni giorni dopo il trauma.
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