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Iperplasia endometriale (dal greco hyper — sopra, plasis — formazione) è un processo proliferativo patologico, caratterizzato da un’eccessiva proliferazione del componente ghiandolare e dello stroma dell’endometrio, che porta a un ispessimento della mucosa e a un cambiamento nel rapporto tra ghiandole e stroma verso la predominanza delle ghiandole.
Il principale fattore patogenetico è l’iperestrogenismo assoluto o relativo (esposizione prolungata a estrogeni) in contesto di deficienza di progesterone. Gli estrogeni stimolano l’attività mitotica delle cellule. In assenza di progesterone, che generalmente arresta la divisione e avvia la trasformazione secretoria, l’endometrio continua a crescere senza controllo. Secondo la classificazione dell’OMS (2014), si distinguono due forme fondamentalmente diverse:
Clinicamente, la malattia si manifesta con sanguinamenti uterini anomali: mestruazioni abbondanti e prolungate (menorragie) o sanguinamenti intermestruali aciclici (metrorragie). Spesso è associato con obesità (il tessuto adiposo sintetizza estrogeni), sindrome dell’ovaio policistico (anovulazione) e uso di tamoxifene. La diagnosi è esclusivamente istologica (dopo biopsia pipelle o raschiamento). La forma atipica richiede un trattamento radicale (spesso isterectomia), specialmente in perimenopausa.
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