La sindrome del dolore pelvico cronico è una forma nosologica autonoma, caratterizzata da dolore nell’area pelvica (sotto l’ombelico) che dura almeno 6 mesi.
L’intensità del dolore spesso non corrisponde al grado di danno tissutale visibile ed è accompagnata da conseguenze cognitive, comportamentali e sessuali negative.
La patogenesi della SDPC è caratterizzata dal fenomeno della “sensibilizzazione centrale”. L’iniziale stimolazione nocicettiva (infiammatoria) dall’organo bersaglio (come nell’endometriosi o nelle aderenze) provoca cambiamenti neuroplastici nei corni posteriori del midollo spinale e nella corteccia cerebrale.
Il sistema del dolore inizia a funzionare autonomamente, riducendo la soglia di sensibilità al dolore (iperalgesia) e sviluppando una componente neuropatica del dolore. Spesso si aggiunge una sindrome miofasciale secondaria del pavimento pelvico (spasmo dei muscoli elevatori). Il dolore “si stacca” dalla causa primaria e diventa una malattia autonoma del sistema nervoso.
Nella pratica ginecologica, la SDPC è più frequentemente associata a forme “minori” (peritoneale) di endometriosi esterna, all’allargamento delle vene pelviche (sindrome da congestione pelvica) e al processo di adesione dopo malattie infiammatorie degli organi pelvici. La diagnosi viene stabilita per esclusione di patologia acuta. Il trattamento richiede un approccio multidisciplinare con la partecipazione di neurologi, psicoterapeuti e fisioterapisti.
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